Può esistere una felicità senza tristezza? Scopriamolo con Inside out!

Inside out è un film sorprendente e sofisticato che offre molteplici spunti di riflessione su un tema ancora poco affrontato con la dovuta sensibilità, le emozioni; il nuovo film della disney pixar ci permette di viaggiare nel mondo delle emozioni di una ragazzina di 11 anni, Riley, che ha da poco affrontato un trasloco con i suoi genitori dal Minnesota a San Francisco. Le vere protagoniste della storia sono le cinque emozioni di base (felicità, tristezza, rabbia, disgusto e paura), che per semplificazione narrativa sono le sole a contendersi la gestione degli eventi di vita della piccola, dietro una simpatica console nella sala di comando del cervello.

Paul Ekman, consulente del film, ha svolto importanti studi in Papua Nuova Guinea che hanno permesso di individuare le microespressioni facciali corrispondenti alle sei emozioni universali di base, indipendenti dalla cultura e dal contesto di riferimento, tra queste sono presenti le cinque emozioni protagoniste del film a cui va aggiunta l’esclusa “sorpresa”.

Gli importanti cambiamenti di vita della ragazzina mettono a dura prova la gestione delle emozioni che fino a quel momento erano sotto l’egida della gioia: il trasloco, l’ingresso nella pubertà, la perdita degli amici e del gruppo sportivo nel Minnesota fanno scatenare nel centro operativo della sala di comando una vera e propria crisi, in cui i ruoli fino ad allora assegnati necessitano di una nuova negoziazione e definizione. La felicità lotta per mantenere la leadership e il controllo dei ricordi, ma si deve scontrare con le trasformazioni in atto e le nuove richieste evolutive, in cui l’accettazione e l’accoglienza di altre emozioni è parte integrante di uno sviluppo equilibrato.

Le emozioni della felicità e della tristezza nel viaggio di ritorno alla sala di comando esplorano le aree della memoria a lungo termine in cui sono immagazzinati i ricordi colorati dell’emozione caratterizzante, immagilandia, le isole della personalità, la dreamwood in cui vengono messi in scena i sogni, il treno dei pensieri…  Questo percorso magico unisce inestricabilmente le due emozioni e svela loro l’importanza di cooperare insieme, in quanto l’una senza l’altra sono manchevoli di qualcosa.

La riscoperta della tristezza come emozione esistenziale significativa e dignitosa è centrale nel superamento della crisi e offre input preziosi sul modo tipicamente occidentale di concepire questa emozione: è vista spesso come qualcosa di brutto, socialmente non accettabile e sgradevole, quantomeno da allontanare il più possibile. La bambina supera l’impasse quando può finalmente fare i conti con la tristezza, non fingere la felicità di un equilibrio antecedente ormai superato e guardare dentro ad una nuova sé, dando significato e valore alla complessità delle sue emozioni. Nel momento in cui riconosce l’emozione della tristezza può iniziare un processo di elaborazione e significazione del vissuto, che precede la segnalazione del problema ai genitori, primo passo per un collegamento costruttivo con il mondo esterno e la ricostruzione di tante nuove isole della personalità.

Il film ha la straordinaria sensibilità di rappresentare la portata delle emozioni nella vita relazionale di un individuo che vive i complessi cambiamenti in una fase del ciclo vitale già piuttosto delicata, in cui la crisi è il passaggio necessario per il raggiungimento di un equilibrio più maturo; per poter crescere è necessario perdere qualcosa e l’esperienza della perdita come opportunità di slancio verso nuove forme di esperienza è simbolizzata magistralmente dall’abbandono dell’amico immaginario, dagli spazzini della memoria a lungo termine e dal cedimento delle isole della personalità, che lascerà spazio a nuove costruzioni, nuovi ricordi e nuove relazioni.  La tristezza fa parte della vita e, se accettata e compresa nei suoi significati, è la porta d’accesso privilegiata alla felicità.

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