Alla ricerca del tempo perduto. Come vivere un buon rapporto con il tempo

“Il tempo è la cosa più preziosa che un uomo possa spendere” TeofrastoFeatured image

Il rapporto con il tempo è una delle aree più affascinanti e avvincenti da esplorare, in quanto ognuno di noi vive il ticchettio dell’ orologio in modo assolutamente soggettivo ed unico. Se chiediamo ad un gruppo di persone di dare una stima del tempo trascorso in una stanza o proviamo a quantificare la durata di una nostra attività, come la lettura di un articolo o la passeggiata al parco, ci renderemo di quanto sia difficile oggettivare il tempo e condividere con gli altri la stessa percezione se non abbiamo un orologio a disposizione;  ad esempio cinque minuti possono passare velocemente o al contrario essere vissuti come un intervallo molto dilatato, a seconda dell’interesse verso l’attività che si sta svolgendo (legge di Fraisse), dello stato d’animo e di un insieme di fattori dinamici più o meno stabili e correlati alla personalità.

Il tempo è una dimensione nel contempo oggettiva e soggettiva, uguale per tutti e sempre diversa, esterna ed interna, che si è sempre prestata, data la complessità, ad una molteplicità di riflessioni di carattere scientifico, letterario, filosofico e psicologico.

La relatività percettiva è parte integrante del modo di raccontare una storia, sia nella vita di tutti i giorni che nella narrativa e nell’arte cinematografica, in cui il racconto viene sapientemente manipolato per restituire il significato dell’esperienza interiore e del tempo vissuto, attraverso salti temporali, flashback, flashforward, deformazioni, digressioni e rimaneggiamenti, che rendono ragione dell’intensità soggettiva degli eventi, in netta contrapposizione con la nozione di tempo come progressione lineare dal passato al futuro.

In psicoanalisi la dimensione temporale entra potentemente in gioco nel rapporto diretto del paziente con il tempo della seduta (comportamenti come arrivare fortemente in anticipo o in ritardo, fraintendimenti circa il giorno e l’orario possono essere esemplificativi), che può essere indicativo di uno stato d’ansia o di una resistenza al trattamento, che si ripercuote sul modo di vivere il setting, ovvero il dispositivo spazio-temporale che caratterizza la situazione analitica.

Questa breve panoramica ci introduce alla difficoltà molto comune di vivere e  gestire in modo soddisfacente il rapporto con il tempo, che non ci pone altra scelta se non quella di imparare a gestire noi stessi in relazione ad esso. Spesso capita di sentirsi dire di non avere tempo di fare niente, di sentirsi sopraffatti dagli impegni e che ci sarebbe bisogno di una giornata di 48 ore per riuscire a fare tutto.

La consapevolezza, che si traduce nell’osservazione del proprio tempo e di come ci si sente in relazione all’attività che si sta svolgendo, è il primo passo da compiere per riprendere in mano la situazione e pianificare correttamente le attività. Ad esempio è importante conoscere la propria curva dell’energia, che consiste nei ritmi biologici e circadiani individuali, in modo da individuare strategicamente i periodi di maggiore concentrazione e produttività; ciò consente di regolarsi di conseguenza per concentrare le attività più impegnative nei picchi di energia e lasciare le attività più semplici nelle ore calanti. Anche quando per ovvie esigenze lavorative non è possibile assecondare il proprio ritmo personale, la consapevolezza svolge  un ruolo cruciale nell’auto-monitoraggio dei livelli di stanchezza ed attiva una risposta di maggiore sforzo e predisposizione all’impegno in caso di bisogno. La curva di produttività è un altro parametro importante nella gestione funzionale ed efficace del tempo, delinea l’andamento delle performance e della prestazione rispetto ai tempi di svolgimento e alla durata dell’attività. Ci sono persone più produttive all’inizio di un’attività che tendono però ad essere poco costanti e a stancarsi nel tempo, le cosiddette allodole e coloro che iniziano con difficoltà, carburano lentamente ma portano avanti con maggiore tenacia gli impegni, i gufi. Essere consapevoli di appartenere alla categoria delle allodole o dei gufi è già uno strumento efficace per gestire il tempo a disposizione in modo ottimale e personalizzato e così organizzare gli impegni in considerazione dei propri punti di forza e debolezza.

Vi sono inoltre diversi stili di rappresentazione temporale e tendenze diversificate a vivere il passato, presente e futuro, definite anche time-line: le persone che tendono a stare nel presente ed ancorarsi ai ricordi passati presentano il tipo in-time, mentre i through time hanno una visione più distaccata ed obiettiva del tempo. La tendenza a proiettarsi nel futuro o a rimuginare sul passato può letteralmente divorare il tempo presente e allontanare la persona dalla situazione attuale, rendendo meno soddisfacente il rapporto con se stessi e gli altri. A tale proposito molte tecniche psicoterapeutiche e le ben più antiche pratiche meditative tengono debitamente in considerazione l’importanza della persona di ritrovare il contatto con il momento presente ed allenarsi a vivere appieno ogni momento della giornata, in quanto prezioso e foriero di opportunità.

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