LINDA IANNETTI


CRESCITA PERSONALE- PSICOLOGIA DEL BENESSERE- MINDFULNESS

La mindfulness può curare la sofferenza?


La mindfulness può curare la nostra sofferenza e permetterci di arrivare, se non proprio ad uno stato di illuminazione, almeno alla serenità, ad una stabilità interiore e qualche sprazzo di felicità?

È stato scientificamente dimostrato che una mente indisciplinata e saltellante, che si lascia trascinare da una parte all’altra con la stessa agitazione di una scimmia irrequieta, è infelice.

Le pratiche di mindfulness affondano le loro radici nella tradizione orientale, in particolare nella meditazione vipassana e zen; hanno quindi un’origine molto antica e non sono, come si potrebbe pensare, una moda esplosa negli ultimi anni. La meditazione ci offre la preziosa opportunità  di osservare la mente in relazione al disagio, ma anche lo stress, il dolore, la malinconia, la rabbia. Possiamo porre come oggetto di attenzione ciò che accade nel nostro interno e accorgerci delle modalità abituali che generano e rinnovano l’insoddisfazione, quest’esperienza tanto comune da essere posta a fondamento della nostra esistenza dal Buddha circa 2500 anni fa.

In sanscrito dukkha, la sofferenza, sta ad indicare la ruota che gira male sul mozzo: il carro non cammina bene perché fuori asse e se il perno non è costruito bene non può esserci equilibrio. Tutti siamo costruiti con questo perno “difettoso” e sperimentiamo nella nostra quotidianità la condizione di perdita di equilibrio in cui procediamo disallineati e fuori asse rispetto al qui ed ora. Perché soffriamo? Diciamo che non proviamo particolare simpatia per l’impermanenza, il fatto che tutto cambi e sia in costante divenire. Quello che nasce muore, nessuno può sfuggire a questa legge.
Neanche il sé è una realtà permanente, l’identità non è un’entità fissa ed immodificabile e non può essere separata e contraddistinta in modo netto dagli elementi della natura, dagli altri esseri umani e gli animali.
Nello specifico nel dharma si parla di tre inquinanti della mente che ha la natura intrinseca di essere chiara e luminosa, ma spesso attraversata da queste nubi offuscanti.

  1. Bramosia, sete, attaccamento;
  2. Avversione;
  3. illusione.

La mindfulness come si inserisce in tutto ciò? Buddha con la quarta nobile verità prescrive una medicina, illustra la via di liberazione dalla sofferenza, che consiste nell’Ottuplice sentiero.

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Come possiamo vedere, la mindfulness è uno degli otto raggi della ruota del dharma, ma non la sola, non può farla girare in totale autonomia e ha bisogno della sinergia con tutti gli altri elementi perché si sia in equilibrio.

La strada non è facile ma vale decisamente la pena tenere bene a mente l’intenzione con cui si intende percorrerla.